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Silk

Silk - Cover

Silk su italiadimetallo.it (IT)

Il termine etereo può essere immediatamente identificato nell’opener, ‘Insight’, una traccia lemme lemme, che pare quasi voler invitare alla riflessione, e che francamente mi ha trasmesso una certa tranquillità. Preminente è la tastiera, che sembra quasi ricreare un effetto psichedelico, mentre la voce, mai invasiva, produce, in apertura, un azzeccato effetto eco. Allo stesso modo, ‘Eyes’ è permeata, principalmente, da un’aura di calma, e anche in quei frangenti più movimentati riesce a conservarla, grazie anche ad un coinvolto ma attento Enrico Scanu al microfono, mentre è lodevole l’intervento dei compagni, che anche hanno il pregio di non essere mai invasivi, quasi come se si collegassero perfettamente alla strada, che in questo è pezzo è inizialmente spianata da batteria e basso. Abbiamo ora, in solitaria, voce e tastiera, che sono improntate sul mesto/malinconico, almeno nella prima parte di ‘Cell 342’, traccia bella lunga dove la vena progressive rock si fa particolarmente evidente. Tra intermezzi tastieristici che richiamano tutta la vita gli intramontabili anni ’70 e una cangiante batteria, ho trovato la canzone variegata e piacevole, nonostante i quasi nove minuti di durata. Molto più atmosferica si rivela, invece, ‘Tied Together’, che propone certi richiami all’alternative rock, sacrificando le più pesanti distorsioni in favore di un sound onirico e orecchiabile. Analogamente, ‘Seat’ sembra quasi trattare di un test ascetico di un novizio che ha il compito di restare immoto su una montagna, senza essere distratto un attimo da ciò che lo circonda. In realtà, si tratta semplicemente di una madre che avvisa il figlio di attenderla fino al proprio ritorno, ma a me piace interpretarla in quell’altra chiave. E tutto ciò è suggerito unicamente da un paio di frasi pronunziate da una voce di donna e la sognante tastiera di Valerio De Vittorio. Seguono una particolare pariglia che pare l’una il seguito dell’altra: poco meno di tre minuti prende ‘Perpetual Dream’, che ruota attorno alla combo chitarra classica più voce, combinazione che pare continuare anche in ‘Get Out and Run’, traccia ancor più breve che invece vede l’apporto della band tutta, che si riallaccia progressivamente, sposando l’atmosfera placida ivi rievocata. Un ritmo lento caratterizza la prima parte di ‘The Endless Road’, brano melodico, lungo e articolato che si barcamena nuovamente su lidi prog rock analoghi a quelli uditi in ‘Cell 342’, mentre un’aria più elettronica e futuristica ci è data da ‘Less is More’, strumentale dall’atmosfera quasi tribale dove sono, in particolare, tastiera e un po’ di psichedelia a farla da padrone.

Bello l’incipit che contraddistingue il pezzo ‘Maya’, le cui intro e outro sono caratterizzate da qualcuno che carica un carillon. La traccia in questione vanta dei raffinati interventi solisti da parte della chitarra, e un Enrico Scanu che qui propone un cantato accompagnato da cori, via via sempre più incalzante, ove fa capolino, inoltre, un assolo di flauto ad opera dello stesso cantante (leggo nella biografia che è anche flautista, infatti.). Ad anticipare la chiusura è ‘Memento’, un tripudio in undici minuti e non sentirli, un’articolata composizione con alcuni rimandi al symphonic. Summa, se possibile, ancora più cangiante e strutturalmente variegata di quanto già sentito sinora. La traccia di chiusura, ‘Libera Me’, sembra quasi porsi come una preghiera intonata dal singer, che si muove accompagnato da cori e una delicata tastiera.

Tiriamo ora le somme… ‘Silk’ è un disco vario, interessante, e senza ombra di dubbio “scorrevole” è la parola adatta a definirlo. Lavoro composto da musicisti certamente al meglio ispirati, in dodici tracce la band ci offre un viaggio tra le nuvole, alla ricerca della pace dei sensi, e persino le distorsioni più dure non impediscono alla mente di viaggiare libera e spensierata. In conclusione, posso dire che si tratti di un lavoro riuscito, nonchè di un acquisto consigliato.

Originale: italiadimetallo.it

Silk su metalinitaly.com (IT)

Quello che ci propone la band lombarda è un’ essenza di atmosfreriche sonorità, condite da una buona tecnica ed un appeal incantevole. Giunti alla seconda fatica in studio, sotto l’etichetta inglese Sonic Vista Music, i Dropshard, ci propongono una buona dose di vellutate sonorità prog, ispirandosi, per la maggior parte, allo stile anni ’70, pur non disdegnando richiami stilistici più commerciali.Non a caso, il loro curriculum presenta esibizioni live con artisti del calibro dei Marillion. Ascoltando le note di “Silk” non ci si può esimere dal ricollegare quanto, in un passato glorioso, ci avevano proposto band grandiose come, ad esempio, i Genesis o i sopra citati Marillion, appunto. Di contro, in altri frangenti del disco in questione, si riescono a scorgere anche rimandi più moderni. Personalmente, durante l’ascolto dell’album sono riaffioratI alla memoria alcuni passaggi in stile Fates Warning dei tempi di “A Pleasant Shade Of Gray” (scusate se è poco!), ma anche sonorità ricollegabili ai Porcupine Tree. Lo so, i confronti ed i rimandi stilistici, sono sempre antipatici da dire e da ascoltare, per un artista, ma nell’analisi di una recensione, per un semplice ascoltatore, sembrano essere inevitabili.

Si parte subito in grande stile con le avvolgenti sonorità di “Insight”, pezzo di cui la band ha realizzato anche un video clip. Qui si ha subito la sensazione di trovarsi al cospetto di un lavoro per nulla scontato, ma non sopra le righe. Le parti strumentali sono tecnicamente valide, in perfetto stile prog-rock, mentre il timbro vocale del singer Enrico Scanu, fa sgranare gli occhi per quando sia simile a quello di Sting! Questa nota di somiglianza, anche per quanto concerne l’interpretazione, la possiamo riscontrare in maniera eclatante, nella seconda traccia “Eyes”, in cui, anche l’approccio sonoro, rimanda inevitabilmente a quanto ci ha fatto conoscere il cantautore britannico, soprattutto durante la sua carriera solista. Si tratta in effetti di un brano soft, ma molto equilibtato e piacevole dal punto di vista compositivo. Di altre fattezze è il brano “Cell 342″, in cui, dopo un inizio guidato dalle note di piano, sono i synth a far proseguire l’atmosfera fino ai tre quarti del brano, momento in cui, tutti gli strumenti dimostrano un buon connubio tra vena compositiva ed equilibrio propositivo. Con “Tied Together” arriva il primo gioiellino del disco; qui, dopo un intenso avvio strumentale, che ricorda i fraseggi utilizzati dai Dream Theater ai tempi di Derek Sherinian, sono l’interpretazione vocale e le melodie il vero punto focale da cui prende corpo la composizione.

Passando attraverso le note dei duetti voce e chitarra acustica di “Perpetual Dream” e “Get Out And Run”, ci soffermiamo all’ascolto di quello che, a mio parere, è il pezzo più completo presente in “Silk”. Stiamo parlando di “The Endless Road”, brano di dieci minuti e di grande intensità compositiva alla quale la band aggiunge, per altro, un’esecuzione più piena e personale. Ancora una volta vanno sottolineate la bella voce e l’interpretazione di Enrico, queste ultime, arricchite dalle valide variazioni presenti nel core del brano ed udibili dall’intreccio delle tastiere di Valerio Di Vittorio, con la chitarra di Sebastiano Benatti. Il tutto è ben sostenuto dai tempi dispari eseguiti da Tommaso Mangione, dagli slap e le linee di basso di Alex Stucchi, oltre ai quali, i nostri, ci fanno assaporare anche un solo di flauto dal sapore Jethro Tull. Ma le belle sorprese non sono ancora finite; infatti, giunti alla traccia numero dieci, ci possiamo soffermare all’ascolto dell’ armoniosa song “Maya”, composizione dalle sonorità intense, melodiche, piene e commoventi.

Sembra quasi che i Dropshard abbiamo lasciato tutto il meglio alla fine, poiché, a seguire, non possiamo esimerci dal rimanere ancora una volta sorpresi, al cospetto della sontuosa track “Memento”. In questo pezzo, la band, partendo dalle tipiche sonorità utilizzate come filo conduttore di tutto l’album, aggiunge un pizzico di complessità stilistica, alternando, tra strofe e ritornelli, parti di eccellente tecnica e sorprendente varietà, ove sono molto validi gli intermezzi dialogati di tutti gli strumenti. Sfumando, le sonorità di questo brano, si allacciano all’ultimo atto di questo lavoro, rappresentato dall’atmosferica “Libera Me”, in cui il quintetto lombardo, propone un bel chorus di voci maschili e femminili, le quali si evolvono su ritmiche morbide, conducendoci fino ai titoli di coda di quello che può essere giudicato, un gran bel disco progressive rock.

Il lavoro svolto da questi musicisti non lascia alcun dubbio riguardo le capacità di ciascun elemento, sia dal punto di vista compositivo, che da quello propositivo. Ogni brano di “Silk” possiede un’elevata quantità di elementi qualitativi, ma nonostante ciò, non appare mai appesantire la totalità dell’intero prodotto. Quanto espresso è assamblato da un qualità di produzione, consona ai target tecnici e sonori proposti. Non c’è che dire, piacevole all’orecchio e di pregiata qualità.

Originale: metalinitaly.com

Silk su arlequins.it (IT)

Avevano esordito nel 2011, dopo aver cominciato la carriera almeno quattro anni prima. Già allora si era parlato di un lavoro maturo, che però, dopo la normale “assimilazione” di determinati concetti di base, necessitava di una elaborazione finale capace di far esprimere le buone potenzialità di partenza. Sia la critica italiana che quella internazionale ad oggi sembra concorde: i brianzoli Dropshard hanno fatto centro. Cresciuti dichiaratamente con Genesis, Yes e Jethro Tull da una parte e poi maturati ascoltando anche Porcupine Tree e Riverside (i puristi inorridiranno!), i cinque musicisti sembrano tralasciare leggermente l’aspetto metal per privilegiare con maggior forza quello dell’atmosfera che “avvolge” l’ascoltatore (e anche qui tutti sembrano concordi). Non c’è alcun dubbio: il gruppo nell’arco di tre anni è migliorato molto e sembra convinto della propria proposta. Se si vuol parlare di Steve Wilson, allora è meglio far riferimento alla dimensione parallela dei No-Man, anche se la band nostrana è molto più varia e suona decisamente più convincete. Merito anche dei riferimenti alla nuova fase “progressiva” – definiamola così – dei nordici Anathema, che conferiscono spessore ad una musica potenzialmente eterea e riflessiva. Parlando di meriti vari, non si può di certo non riconoscerli alla voce di Enrico Scanu, ottimo interprete di strofe che spesso parlano di fughe da luoghi sia fisici che mentali. Volendo anche esagerare, Scanu sembra avvicinarsi persino al modo di esprimersi di Sting (ma non si dimentica mai Geoff Tate), tanto che un pezzo come “Eyes” potrebbe anche sembrare una specie di Police in versione progressiva. Un modo per dire che la sezione ritmica formata da Alex Stucchi (basso) e Tommaso Mangione (batteria) ci sa davvero fare, come evidenziato già nell’opener “Insight”, punto di continuazione ideale col precedente capitolo discografico, ricordando leggermente le ispirazioni dei Queensryche.Determinati brani sembrano collegati tra loro, come i primi tre che culminano con l’ottima e varia “Cell 342”, tra le cose migliori di tutto l’album. Le tastiere del nuovo Valerio De Vittorio vengono messe spesso in primo piano, sfruttando anche indovinati suoni “retrò”. Come al solito poco spazio solistico per le chitarre di Sebastiano Benatti e dello stesso Scanu, volte più a creare il complesso gioco d’atmosfera di cui si parlava prima. Un’eccezione potrebbero essere gli inserti azzeccati nella già citata “Insight”, oppure “Tied Together” e “Maya” (bello il flauto a volte sovrapposto alle chitarre).

Le brevi “Seat” (strumentale), “Perpetual Dream” e “Get Out And Run” sono le introduzioni ai dieci minuti abbondanti della mini-suite “The Endless Road”, tra parti improvvisamente accelerate e partiture di flauto del solito Scanu incastonate in linee di basso decisamente heavy, oltre a quella commistione tra vecchio e nuovo molto scaltra di cui lo Steve Wilson solista ha dimostrato di essere maestro.

Passaggio elettronico-lisergico con “Less Is More”, prima di arrivare a “Maya” e poi al pezzo forte “Memento”: quasi dodici minuti in cui c’è un po’ la summa della svolta dei Dropshard. Molta musicalità poetica, soprattutto a partire dal quinto minuto. Chiude una ghost-track con la voce di Cecilia Fumanelli (e forse anche di Sergio Gianoli) , ribadendo l’atmosfera “tardo-autunnale” di cui sembra intriso il sound dei Dropshard.

Non è quel masterpiece di cui ormai è facile parlare ad ogni uscita discografica da ritenersi per lo meno dignitosa, ma più lo si ascolta e più si entra (con tutta calma) nell’ottica di quello che si dimostrerà un più che grazioso gioiellino tutto italiano.

Originale: arlequins.it

Silk su progarchives.com (EN)

Dropshard’s “Silk” is a top ten of 2014 album for me. There: I put it out there. I do not consider 2014 a very good year for prog, with notable exceptions, of course. Dropshard’s album fell into my mailbox a few months ago, and I didn’t hear it until November or December due to a busy life. Once I put it on, I knew why it was sent to me, and I knew I had found one of those exceptions.The band is made up of Enrico Scanu on vocals, guitars, and flute; Sebastiano Benatti on guitars; Valerio De Vittorio on keyboards; Alex Stucchi on bass; and Tommaso Mangione on drums. These guys instantly appealed to me with similarities to my favorite bands, like Riverside. Alex’s bass is easily one of the highlights here, as is Tommaso’s drumming. This rhythm section is dynamic, crazy, and all over the place in everything except quality. Add soulful guitars from Sebastiano and Enrico and peaceful, beauteous keys from Valerio, and you get a huge range of sounds. The last piece of the puzzle, though, is Enrico’s emotive, expressive voice. Enrico sings gorgeously, and he is especially good at singing conversationally with perfectly placed vocal lines.

Tracks such as “Eyes”, “Cell 342”, and “The Endless Road” are particularly attractive with amazing instrumentals punctuated by stirring lyrics and vocals. Emotions rage and delicate feelings are expressed. Heavier in some tracks and fragile in others, “Silk” appeals to all the senses.

So, if you like modern progressive rock with a bit of an edge, get “Silk” as soon as possible. Dropshard has their own sound and their own footprint. Don’t miss this, as I think you’ll be hearing the name of this band more and more in the near future.

Originale: progarchives.com

Silk su musicwaves.fr (FR)

Avec ce deuxième album, les Italiens de Dropshard s’inscrivent dans la lignée des groupes de rock progressif moderne et soigné tels que Riverside ou Haken. Même si les musiques de ces groupes ne sont pas totalement comparables, la démarche artistique est similaire. Il s’agit de laisser libre cours à sa créativité dans un esprit progressif subtile et bien construit tout en se détachant des influences les plus évidentes, qu’elles soient néo-prog ou metal-prog. Doté d’une personnalité affirmée et d’une créativité de tous les instants, “Silk” navigue sur des eaux délicatement atmosphériques avant d’asséner un rock progressif expressif et parfois puissant.La basse d’Alex Stucchi représente le socle des compositions avec toute sa rondeur et sa précision tandis que le chant empli d’émotion d’Enrico Scanu en est le sommet. Entre les deux, les claviers, les guitares et parfois les cuivres ou la flûte virevoltent pour nous entraîner dans un rock qui semble ne se poser aucune limite. Chaque morceau est une construction lentement échafaudée et pleine de rebondissements et de charme. Parmi les titres remarquables, l’entrée en matière ‘Insight’ crée un climat d’attente et d’excitation à la fois saine et douloureuse. Le chant qui monte délicieusement puis l’imbroglio de guitares et de claviers qui fleure si bon le prog se déverse sur une batterie incisive et expressive ainsi qu’une basse envoûtante. Le langoureux ‘Eyes’ délivre une autre facette du quintet milanais qui se rappelle sa tendance néo progressive dans ce qu’elle a de meilleur. On notera également ‘Cell 342’ qui démarre comme une ballade piano/voix plaintive pour aboutir à une course virulente, virevoltante et parfois tribale.

Quelques respirations atmosphériques (‘Seat’, Less Is More’) délicatement égrainées (‘Perpetual Dream’ et ‘Get Out And Run’, ‘Maya’) permettent de reprendre son souffle entre les pièces maîtresses que sont ‘The Endless Road’ et ‘Memento’. Le premier expose les nombreux visages de Dropshard : des passages éminemment mélodiques et subtilement travaillés côtoient les rythmiques syncopées et les envolées vocales et guitaristiques. L’autre moment fort est ‘Memento’ qui lorgne parfois du coté d’Anathema, mais qui constitue surtout un développement narratif et musical de premier ordre. Le final ‘Libera Me’ nous plonge dans une ambiance religieuse propice à la méditation ou au recueillement.

Pris un à un, chaque titre est excellent mais ils réussissent en plus à construire un ensemble à la fois cohérent et varié. Au fil des écoutes, les subtilités et le caractère de cette oeuvre se révèle davantage. L’album ne comporte aucun défaut notable et permet à Dropshard de se hisser au meilleur niveau du rock progressif moderne et élégant. Une divine surprise à ne pas manquer.

Originale: musicwaves.fr

Silk su progarchives.com (EN)

DROPSHARD are from North Italy, somewhere between Lago Di Como and Milan, to take it more precisely. Known for its mediterranean climate including lakes and mountains nearby, probably the best circumstances to bring out something extraordinary. I already came across their forerunner album ‘Anywhere But Home’ which I would describe as a heavy progressive and metal hybrid including influences from Dream Theater and Porcupine Tree. Especially the title track engaged me to write a review in due course … where later I had to realize that they even had ventured on the task to remix their debut. Fantastico, amici! The sound is clearer, obviously better, just to mention the drum presence for example. Anyhow, don’t want to open a competiton, as the focus is on ‘Silk’ here of course.’Well done – you haven’t moved an inch!’ a young woman claims at then end of Seat – Yes and No! Okay, this will be a perfect description when it comes to that particular song on its own, which is an ambient spacey interlude. But nowhere near can’t be assigned to the entire album! Where ‘Anywhere But Home’ offers way more metal elements, this one certainly goes towards an art rock and neo prog direction. At first let me say, Enrico Scanu’s vocals are amazing me. On one side there’s a little charming accent to consider, though furthermore his expressive style is really really fascinating. As I generally would agree with lovers of Italian bands and prog music who are looking forward to native lyrics … sometimes it’s also suitable to use the English language, and this, presented by Enrico, eventually offers an important DROPSHARD trademark.

That’s the way it is. But maybe even this will change furthermore, who knows? Now let me say that ‘Silk’ is an amazing album, varied, the songs are emotional, entertaining, elaborated. Eyes is a mainstream oriented exemplar, akin to bands like Moongarden, Believe, Quidam. Featuring an intriguing guitar intro Tied Together comes in the same, more mellow outfit. ‘Take off your white coat and let me see’ … ehhhh … the nested Cell 342 appears to be my top favourite, simply a prog masterpiece as for my appreciation. And Enrico once moves entirely close to growling, only once. They are getting started with a nice piano/vocal duet which always gives me the shivers, yeah!. Featuring heavy riffing guitar the mood then suddenly changes. The engines are running now at full stream, the song evolves to a rollercoaster behaviour, plus spaced out interlude somewhere in between – this one makes my day!

As for the heavier parts implemented, also fans of Porcupine Tree, Riverside, Toxic Smile, to name a few, might have a lot of fun listening to this album. Two songs are reaching behind the ten minute border. The Endless Road is made of variation again, including transitions to mellow flute and acoustic guitar doninated parts, but also a fulminant powerful peak towards the end. Memento starts way more eastbound oriented, probably at Baikonor or so, when considering some Russian speech incorporated. An entertaining piece in any case. Sorry, I’ve only mentioned the singer yet, though all the involved musicians are having a horse in the race of course. Definitely a highlight in 2014. With ‘Silk’ DROPSHARD have dropped an almost perfect album to the table, which affects me much. 4.5 ruthless stars.

Originale: progarchives.com

Silk su rebelnoise.com (EN)

‘Silk’ doesn’t necessarily do anything new with the style, but it’s a lot more engrossing, emotional, and varied than the work of many genre siblings, allowing it to stand out greatly from the pack.Of all the geographically classified styles of progressive rock that have emerged over the last few decades, few are as melodically rich and compositionally warm as Italian prog. Over the years, many Italian acts have risen to the highest level of reverence and popularity by genre fans and critics, including Goblin, Delirium, La Orme, and PFM (Premiata Forneria Marconi). Likewise, several modern groups are upholding the mantel and doing these aforementioned forefathers proud, with relative newcomer Dropshard ranking amongst the best. On their sophomore LP, Silk, they display a charming and engaging penchant for commanding arrangements, affective timbres, and endearing vocals that culminate in a wonderful blend of intricacy and quality songwriting (a combination that’s rarer than it should be these days). Without a doubt, Silk is an album you shouldn’t miss.

The group formed in 2007 by Sebastiano Benatti (guitar), Alex Stucchi (bass) and Tommaso Mangione (drums). Since then, they’ve added Enrico Scanu (vocals/flute) and Valerio De Vittorio (keyboards), making for a sonically colorful and complex quintet. Prior to Silk, they released one LP—Anywhere But Home— and two EPS—DSI and DSII. Inspired by vintage masters like Genesis, King Crimson, and Jethro Tull, as well as current leaders like Porcupine Tree, Riverside, and Pain of Salvation, Dropshard channels many adored elements of the genre while also incorporating enough originality and desire to stand out from the pack.

From the very beginning, Silk stands out as a joyously energetic, tasteful, and highly multifaceted yet accessible beast. “Insight” starts things off with emotive singing complemented expertly by thick rhythms, luscious keys, and soaring guitar lines. Vocally, Scanu evokes the rugged yet fragile qualities of Clay Withrow (Vangough) and Tom Luchies (Sky Architect). It’s fairly standard prog fare, with moments of elegant orchestral tranquility in-between heavier bursts, but there’s still a lot of personality and magnetism to be had. It’s a gripping and confident way to begin.

Afterward, “Cell 342” amps up the keyboard wizardry and percussive difficulty, recalling the frantic pace and imaginative of shades earlier Dream Theater records. It blends into the more introspective and sentimental “Tied Together” well. In addition, this track features a lovely keyboard solo near its inclusion, which meshes with the subsequent harmonies exquisitely, showcasing some of the best atmosphere and pacing on Silk. Likewise, “Seat” serves as a dreamy interlude bursting with synthesized majesty that can’t help but envelop listeners completely.

Further on, “Perpetual Dream” is a brief acoustic ballad that, while not especially remarkable on its own, helps add variety to the album as a whole (especially since it’s situation directly in the middle of the track sequence). “Get Out and Run” continues from its predecessor and evolves into more layered concoction, much like what Pain of Salvation did on its breathtaking 12:5 record. Also, both “The Endless Road” and “Memento,” with their lengthy durations (over ten minutes), are among the most ambitious and varied songs here, due in no small part to the occasional inclusion of a flutes, as well as many dynamic and melodic changes throughout. The duo displays the utmost potential of Dropshard.

“Less is More” feels more organic, tribal, and electronic, which gives the record another dose of welcomed diversity. Its bells and computerized voices are particularly intriguing. Along the same lines, “Maya” incorporates more piano than usual, while “Libera Me,” which closes the disc, is very moody and sparse, with a combination of techno influence and beautiful male/female dualities that bring to mind Alcest, as well as Anathema’s latest masterpiece, Distant Satellites.

All in all, Silk doesn’t necessarily do anything new with the style, but it’s a lot more engrossing, emotional, and varied than the work of many genre siblings. Dropshard is clearly wearing its influences on its sleeve, but it manages to still suggest sufficiently fresh and worthwhile material because of how passionate, confident, and meticulous the quintet is. In other words, rather than feel like shameless emulators of their influences, the fivesome simply build upon what they’ve learned in order to stamp out their own identity in the field. With Silk, they do a damn fine job of it.

Originale: rebelnoise.com

Silk su progressivamenteblog.blogspot.it (IT)

Il ritorno dei Dropshard non tradisce le attese e glorifica ancor di più questo 2014 all’insegna delle tante e valide uscite progressive che si sono verificate. I giovani gruppi italiani non stanno a guardare e attingendo dall’ampio serbatoio che questo genere crossover per eccellenza ha in sé, sfornano dischi spesso di valore e ben suonati che avrebbero bisogno solo di una distribuzione ad ampio respiro (una probabile utopia…). Non fanno eccezione i brianzoli, che dopo il bel debut del 2011 tornano a muoversi su quella linea di demarcazione dove si incontrano l’art rock settantiano, il new prog, la psichedelia e il progressive metal (anche se in maniera minore). Questo succulento come back autoprodotto è la riprova di quanto appena detto. I Dropshard sono cresciuti ulteriormente, hanno imbracciato un suono ancor più al passo coi tempi senza rinnegare le profonde radici anni ‘70 e, cosa da non sottovalutare, hanno ancora margini di miglioramento. Nella musica del quintetto è possibile ritrovare Yes e Genesis, i Marillion post Fish, gli Spock’s Beard e i Porcupine Tree, in un percorso emozionale e d’impatto, dove la componente melodica e suggestiva delle composizioni non viene mai meno e sembra prevalere sull’aspetto meramente tecnico. Valerio De Vittorio (tastiere), Alex Stucchi (basso), Enrico Scanu (voce, chitarra e flauto), Tommaso Mangione (batteria) e Sebastiano Benatti (chitarra), firmano un opera seconda maggiormente a fuoco, ricca di coloriture e figlia di un lungimirante lavoro d’insieme. La triade iniziale formata da Insight, Eyes e Cell 342 è la sintesi del Dropshard pensiero: solidità ritmica, intarsi psichedelici, vibranti spunti chitarristici, le tastiere sullo sfondo che addobbano con passaggi caldi e suadenti. Memento è la straordinaria suite che chiude l’album, un piccolo gioiello piena di momenti suggestivi, sinfonici e ben calibrati. In mezzo brani comunque di buon livello come Perpetual Dream e soprattutto The Endless Road, altra long track in cui emerge la vena compositiva della band e qualche piccolo omaggio a Pain of Salvation e Riverside. Silk è la conferma del talento del gruppo che già era emerso con nitidezza in Anywhere but Home (recuperatelo!) e che consegna sul finire dell’anno uno dei progetti più interessanti del 2014. (Luigi Cattaneo)Originale: progressivamenteblog.blogspot.it

Silk su progpraat.com (NL)

De band volgt het spoor van bands als Genesis, Yes, Jethro Tull, King Krimson en Led Zeppelin, en haalt modernere inspiratie uit de muziek van Pain of Salvation, Riverside en Porcupine Tree. Deze mix zorgt voor het prima geluid van deze muzikanten. Twee EP’s werden er gemaakt in den beginne: DSI (2008) en DSII (2009).Nadat de band een stabiele bezetting had bereikt werd in 2011 het full-length album ‘Anywhere But Home’ uitgebracht. Dit na een lange periode van touren als support van o.a. Marillion, Tony Levin ‘Stick Men’ en Le Orme. Het album werd uitgegeven via Sonic Vista Music UK.

Het nieuwe album, ‘Silk’ is voornamelijk neo-prog en bevat hier en daar wat psychedelische stukken. Best een innovatief album, als je bedenkt dat de heren worden geïnspireerd door de eerder genoemde bands. De zang is goed (afgezien van dat vette accent, maar dat neem je al snel voor lief) en er zitten heerlijke drumpartijen en gitaarsolo’s in dit verrassend nieuwe werk. Progressief, soms zelfs wat jazzy.

‘Silk’ is een CD met ballen en waarschijnlijk een keerpunt voor de band die de toekomst van de heren wel eens zou kunnen gaan bepalen. Melancholie en muzikaal érg sterke hoogstandjes. Mooi werk!

Originale: progpraat.com

Silk su she-wolf.eu (DE)

Mit etwas ganz Besonderem, das wiedermal daher kommt, wo “Frederico von seiner Mama zum Essen zitiert wird…”, – mit Italien haben wir es heute zu tun. Die Neo-Prog-Rock Band Dropshard, die auch mit dem Symphonic-Rock liebäugelt. Okay, genug der doofen Witze über den “Miracoli”-Werbespot, hier geht es ja immerhin um Musik und durch den Eindruck des ersten Antestens kann ich sagen, dass hier was ganz Besonderes auf euch wartet und von folgenden Menschen realisiert wurde: Enrico Scanu (Vocals, Flute), Sebastiano Benatti (Guitars), Valerio De Vittorio (Keyboards), Alex Stucchi (Bass Guitar) und zu guter letzt Tommaso Mangione (Drums).Lauscht man den ersten Tönen des neuen Albums der 2007 gegründeten italienischen Formation, so ist man wirklich angenehm überrascht. Dropshard zeigen sich auf dem Erstlingssong “Insight” ausgesprochen experimentierfreudig, ja fast schon perfektionistisch, was die Auswahl der Klänge angeht, dass man ihnen unmöglich streitig machen kann, Musiker mit vollem Einsatz, Liebe zum Detail und Leidenschaft zu sein. Die ersten Töne der Eröffnungsnummer “Insight” sind jedenfalls irgendwie ein wenig hypnotisch um es (hoffentlich) vernünftig auszudrücken. Elektronische Klänge und ein Chorgesang geben den Weg für einen Rock frei, der sich in diesem Genre durch seine Eigenwilligkeit abhebt. Die Band hat eine unglaublich starke Klangbühne auf Platte gebannt. Mit einsetzen des Gesangs, ist die Bassgitarre das Hauptmerkmal der Musik. Gitarren betonen das ganze im cleanen Akkord-Riffing und mit wirklich guten Lead-Solos (verzerrt). Ein wenig erinnert mich diese Band an eine etwas schwerere Version von Coldplay. Was neben dem Sound der Musik (die wirklich professionell gespielt wurde) vielleicht ein wenig am Aufbau liegt? Keine Angst, der weinerliche Klang von Chris Martin (Coldplay‘s Sänger) bleibt euch erspart und der Dropshard-Sänger ist ein Meister auf seinem Gebiet. Er gibt den lebendigen Arrangements, Melodien und Klängen noch die nötige Restseele durch seinen kräftigen, hellen, weichen aber nicht zu soften Gesang. Bei dem schönen Song “Eyes” werden euch hören und sehen vergehen. Verträumte Keyboards, groovende Bässe und lässige Drums bilden das Grundgerüst, welches seicht und mit viel Hall versetzter Gitarre betont wird. Die Band hat eine poppig-rockige Attitüde und heavy ist ganz klar was anderes, aber sie machen Spaß und schreiben Songs, die man nicht einfach nur hört, nein man erlebt sie richtig. Selbst bei den Gitarrensolos setzt die Band auf Vielschichtigkeit, denn hier wird gleich auch ein Keyboardsolo in der selben Melodie mit einem wirklich coolen Klang beigemischt. Auch am melancholisch klingenden “Cell 342″ gibt es nichts auszusetzen. In der Frage des Arrangements und des Sounddesigns sind Dropshard echte Sieger. Der Song hat den Charakter einer Ballade, die sich aber nach einem guten Viertel in einen ziemlichen Heavy-Rocker verwandelt. Da ist er also, der Rock-Anteil und auch das bringt die Band auf steinstarke Tour rüber. Wenn auch nur häppchenweise, denn nach wenigen Augenblicken wird der Track wieder seicht und lebt nur von seinen Keyboards, dem Gesang und den simpel eingebetteten Gitarren. Zum Heavy-Spiel fügt die Band noch eine Rockorgel hinzu und Dropshard überzeugen mit dieser Nummer endgültig. “Tied Together” ist auch ein ganz klarer Gewinner, wenn es um die Summe des Ganzen geht. Jedoch kann der Anfang des Titels ein wenig nerven, da ziemlich langatmige Elemente den Song zieren und man sich fragen muss, wann es denn endlich mal zur Sache geht. Die Synthesizer zu Beginn klingen wie von einem anderen Stern und Dropshard erweisen uns die Ehre, tiefe Einblicke in ihre Klangwelt erhaschen zu dürfen. Bei ihrer Musik und der Inszenierung selbiger, gehen Dropshard keine Kompromisse ein. Es handelt sich bei dieser Band wirklich um eine Combo, die ihr wirklich mal hören müsst. Man kann einfach die Essenz der Musik nicht genau ausdrücken, da soviele Elemente und so viele Kleinigkeiten diese Band so wunderbar machen, dass es nicht einfach ist, auf jedes Detail präzise einzugehen. Ich kann nur sagen, dass Dropshard bis jetzt alles sehr, sehr gut gemacht haben. Mit knapp etwas über Zwei Minuten, ist der Track “Seat” wohl eher als kurze, sphärische Einlage zu sehen (aus fast nichts anderem besteht er auch), diese ist aber auch nicht wirklich was Besonderes und schlussendlich ein Minuspunkt. Unplugged schieben Dropshard auch eine Nummer. Das musikalisch nur auf eine Akustikgitarre setzende “Perpetual Dream” lässt Enrico Scanu‘s ohrgasmischen Gesang so richtig in den Mittelpunkt geraten und beweist, was für ein Sangeswunder er doch ist. Und obgleich seiner Spielzeit von weniger als zwei Minuten, bildet “Get Out And Run” eine gute Steigerung des Ganzen. Gesänge sind zwar präsent, aber keine Lyrics. “Wohoooo-hooohooo” ist wohl der einzige Text, den man dazu notieren könnte. Wie eine endlose Strasse kommt einem “The Endless Road” wirklich vor. Auch wenn die Band mal wieder ganze Arbeit geleistet hat, scheitert der Song doch ein wenig daran, dass wieder ein gleichförmiges Konzept gefahren wurde und auch wenn das gut ist, verliert es hier doch ein wenig an Reiz. Woran das genau liegen mag, kann ich nicht beurteilen. Der Song ist gut, – keine Frage, aber man kann auch als Progressive Rock-Band die Songs unnötig in die Länge ziehen und somit verkommt das Ganze zum Einschlafhörspiel. Die Wörter nehmen die Jungs mir mit “Less Is More” aus dem Mund, wenn man es auf den vorherigen Song bezieht. Weniger ist manchmal wirklich mehr. Allerdings muss ich sagen, dass die Vocoderstimme hier zwar auf der einen Seite interessant ist, der abwechslungslose Glockenspielsynth und die nervige Anwendung der Vocoded Voice ein klein bisschen voll auf den Sack gehen kann. Kommen wir mit “Maya” aber wieder zu den Stärken des Albums. Ein klein wenig (vom Sound her), meine ich, eine Huldigungen an Placebo zu erkennen. Ein kühler, elektronischer Drumbeat baut die schön symphonisch progressive Rocknummer perfekt auf. In gekürzter Fassung ist dieser schöne Song mit poppiger Attitüde sogar was fürs Radio. Der Refrain verursacht bei dem ein oder anderen sicher einen Ohrwurm. Die Leistung der Lead-Gitarre ist mal wieder genial. Der durchaus präsente, aber sparsam verwendete Flötensound gibt dem Ganzen einen gewissen Ethno-Touch. Die Power des Titels liegt aber ganz klar im Refrain. Das starke “Memento” verursacht anfangs zugegebenermassen ein starkes Verlangen, den Titel einfach weiter zu skippen. Würde man dies jedoch in Erwägung ziehen, würde man definitiv was Tolles verpassen. Sphärische Untermalung begleitet von vielschichtigen Elementen, straightem, fetten Bass, zügigen Drums und intelligent angewandten Effekten. Natürlich wird im melodisch gesungenen Refrain wieder mächtig drauflosgerockt, bis die Schwarte kracht. Ein für sich ist das ein starker Progressiv-Rocker, der sich zuerst heimtückisch anschleicht, um dann die Beute mit heftigem Rock zu erlegen. “Libra Me” lässt mich spontan an “Klosterfrau Melissengeist”-Musik denken. Ich würde die Gesänge da als keltisch betiteln. Dunkle Keyboardflächen begleiten das Ganze, die ab der Mitte von einem antreibendem Klavier begleitet werden. Gegen Ende kommen elektronische Drumbeats hinzu. “Klosterfrau Melissengeist” the F***ING RMX! Nein, – Scherz bei Seite, die Band ist wirklich gut!

Fazit: 8 von 10 Punkten. Ein wirklich starkes Album, das zwar nicht immer so ganz zündeln will, aber dennoch anspruchsvollen Musikfans, die es auch poppig mögen, mehr als zu empfehlen ist. Teilweise erkenne ich Gemeinsamkeiten mit Placebo. Ob das jedoch nur für mein Befinden ist, ist rein subjektiv und ich nehme mir nicht die Arroganz heraus, das jetzt hundertprozentig zu bestimmen. Was ich jedoch (und da könnt ihr mich gerne arrogant nennen) sagen werde, ist, dass Dropshard ein wirklich gelungenes und alles in allem zufriedenstellendes, progressives, symphonisches Werk abgeliefert haben.

Review von Philipp – Philipp@she-wolf.eu

Originale: she-wolf.eu

Silk su Truemetal.it (IT)

È sera, dopo una dura giornata di lavoro, prima di concedersi alle braccia di Morfeo c’è tempo per l’ascolto di un sano disco progressive. La stanchezza si sente, meglio non andare sul prog. ipertecnico o sul djent, meglio un album a metà tra rock e metal, con atmosfere variegate e avvolgenti, insomma un platter con un suo perché, magari appena pubblicato, magari italiano.
In questo caso i Dropshard, che dicono d’ispirarsi ai primi Genesis, ma anche a Pain Of Salvation e Riverside, sono una manna del cielo. Il loro secondo album autoprodotto (frutto di tre anni d’impegno), Silk, conferma quanto di esaltante proposto con il disco debutto, Anywhere But Home (2011), concept ambizioso che ha riscosso ampi successi di critica.Quella suonata dai brianzoli (attivi dal 2007 e che vantano concerti d’apertura per Marillion, Le Orme e The Tangent) è una musica raffinata e ricercata (ma senza snobismo), con linee vocali mirabili (bisogna puntare su questo per rinnovare il genere) e tanta ispirazione.
Sia l’artwork, sia il titolo del full-length rimandano al binomio avvolgenza-sensualità e, infatti, i sessanta minuti dell’album ci regalano una decina di canzoni emozionanti, senza cadute di stile, nemmeno sporadiche, maturità compositiva e voglia di comunicare pathos, non di strafare.Difficile stilare un track-by-track, l’album va ascoltato a fortiori nella sua interezza. Le trame sonore si dipanano tra momenti lisergico-onirici space rock (l’intermezzo “Seat” non ha niente di meno di “The Embracing Circle” targato Dream Theater); rari, ma incisivi, stacchi metal-oriented (qui sta la principale differenza rispetto all’album del 2011); una presenza massiccia di synth à la Kevin Moore che fu; freschezza anni Novanta e una base ritmica invidiabile. Certo, stagliano le due suite “The Endless Road” e la strepitosa “Memento” conclusiva, che regge il confronti con i blasonati Porcupine Tree, e con tanto di alata ghost-track in calce.

Silk è un album consigliato a tutti gli amanti del progressive davvero innovativo e agli appassionati di musica non commerciale. Il disco gode di un’indubbia longevità e lascia l’acoltatore arricchito da un viaggio sonoro che si rivela irripetibile e, al contempo, volentieri ripercorribile ad libitum. Un elogio particolare, infine, va a Enrico Scanu, fautore di una prova vocale eclettica, più matura rispetto a quella a tratti sopra le righe di Anywhere But Home; da non sottovalutare, però, nemmeno l’apporto dell’effettistica e dell’elettronica.

Il gruppo milanese ha le idee chiare e, rispettando «la musica prog. rock come mezzo più valido di espressivo creativa», rivendica, altresì, la propria italianità in tale sensibilità programmatica. Senza paura di smentita, dunque, Silk conferma una grande realtà progressive del panorama indipendente tricolore. I Dropshard incantano un’altra volta e, insieme a gruppi più e meno giovani come Rustfield e Astra, danno lustro al vessillo italico in un momento di crisi non indifferente del nostro amato Paese.

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

Originale: truemetal.it

Silk su Progarchy (EN)

The last decade has brought us a rise in interesting progressive metal and rock with its roots not in the 1970s, but instead in extreme metal, alternative rock, and even punk. The musicians from this era still love classic progressive rock, but they are not producing music based only on that one foot. Instead, modern prog is a diverse, entertaining movement which has given us Haken and Leprous.A band that gives signs of “should-be-added” to that list is Dropshard, and of that “Silk” is proof in kind. “Anywhere But Home,” which was released in 2011, was the band’s debut and it bore a striking resemblance to the work of Riverside, Anathema and/or Porcupine Tree. Despite this undeniable likeness, the record was chock full of fat grooves, great writing, beautiful vocal performances from singer Enrico Scanu and great performances from all the musicians.

Dropshard’s sophomore offering “Silk” is a clear improvement. The record is a menagerie of the best things about “Anywhere But Home,” plus new dimensions in terms of performance and writing. Like so many of the best bands, what makes Dropshard work is the combination of an original sound – in this case, keyboards driven music and airy riffing – with effective use of dynamic songwriting that plays on all of the band’s strengths. Dropshard does both ‘heavy, syncopated and groovy’ and ‘delicate and melancholy’ with extreme ease. Songs move smoothly between these two modes, often hooking on Enrico Scanu’s vocal performances to make the transitions work. Top this off with an instinctive understanding for melody, which is displayed in soaring choruses that feel like the synthesis of the heavy and melodic, and you have a recipe for excellence.

“Silk” is a more progressive record than its predecessor. Moments like the bridge in “Insight” and the verse in “Tied Together” show off a side of the band that works extremely well – syncopated rhythms, driving melodies and intuitive groove. Bursts of genius and variation are often perfectly differentiated from a bed of tom driven groove, juxtaposed with epic choruses – what comes as one of the Dropshard’s greatest strengths.

And while I love the truly heavy moments this record offers, I cannot deny that a huge part of the appeal of Dropshard is, here quite a lot mentoned, Enrico Scanu’s performance. He particularly shines when the band moves into the lighter material. For me, this is best exemplified by “Memento,” which may be the track that I come back to the most these days. Wandering firmly into Anathema territory, Scanu’s performance is heart-wrenching and the composition is the perfect music for shortening Autumn days. Scanu’s use of harmonies – a style already heard on “Anywhere But Home” – continues to be something that is very effective. These moments of delicate harmonies litter the album on so many occasions, and they add tiny moments of piercing perfection that push cerebral music to the emotional plane – and from great to excellent.

It is finally the fact that “Silk” is so artfully crafted and emotionally evocative that pushes it to the next level despite the audial limitations. As the record slopes towards its conclusion, I am struck over and over by the mastery of the melody and feel that Dropshard has. These moments of piercing beauty combined with the epic writing, the powerful performances and the next level of heaviness is sprinkled across the record makes “Silk” special.

Originale: progarchy.com

Silk su Prog Sphere (EN)

Following their first debut album, “Anywhere But Home“, the mighty Italian progressive fellows have returned with a brand new and distinct record. “Silk” is a twelve songs long, neo progressive alternation between the easily recognizable prints of prog masters like Genesis or King Crimson and psychedelic tunes.“Silk” is the proof of a more extensive work under the mark of passion and innovation. The novelty comes from this bizarre blend between Anathema reminiscent vocals, melancholic clean guitar solos and the hypnotic progressive drumming flavoured with some jazz grooves. The first four songs off the album intertwine into an endless ballad when they suddenly hit you right into the consciousness with the warm and reflective vocals and the atmospheric, sometimes bluesy guitar cleans (“Insight“), while intricate instrumental arrangements such as keen bass lines and eccentric keyboards (“Cell 342“) surface. “Tied Together” should become a signature track for Dropshard as it gives a solid demonstration of what Dropshard’s musical future should sound like.

After the short instrumental intermission, “Seat“, Dropshard drops the listener into a weirder dimension. From acoustic ballads, to 70’s jazz driven songs and up to industrial vibes and a cover after a famous catholic song, the listener gets everything on one album. “The Endless Road” is the number one progressive song off the album as it features extensive Genesis influences, the use of a flute and playful keyboards. Right after this wave of prog, “Less is More” throws in altered vocals and supernatural keyboard effects that complete a fully electronic and industrial song that might remind us of Townsend.

While the next songs, “Maya” and “Memento“, may seem much more progressive than the previous ones either because of their lenght or because of the echanting flute and synths, I believe it’s the entrancing wistful atmosphere that suits them unbelievably well.

“Silk” is a highly ambitious musical project that will definitely become a land mark for the band’s future and although I enjoyed their attempts to navigate towards a heavier sound, I believe that that touch of melancholy, the recurrent motif, is the one to focus on.

Favorite songs: “Tied Together”, “Insight”.

Originale: Prog-Sphere.com

Eyes su fedefloyd.blogspot.it (IT)

Un martello di velluto picchia note d’argento sull’incudine del prog. E’ arrivato “Eyes”, singolo dell’album “Silk” dei Dropshard. Se non li avete mai sentiti nominare vi siete persi una bella storia. Band del Lecchese nata diversi anni fa con già diversi pezzi all’attivo e un bell’album sfornato nel 2011 (“Anywhere but home”), nonché due diversi EP del 2008 e del 2009.Questa “Eyes”, traccia numero 2 dell’album “Silk” mi arriva una sera di inizio autunno ed è una vera martellata che sancisce un salto di qualità notevole e una vera consacrazione a “Band adulta”. I Dropshard non hanno ancora compiuto la maggiore età ma come un bambino prodigio sono già un bel pezzo avanti. Questo primo singolo tratto dall’album “Silk”, del resto, ha bisogno di una recensione tutta sua e non può non essere così. Sarà che io adoro la mescola tra suoni eterei e distorsioni dure e decise, ma questo pezzo mi ha beccato dritto al cuore senza passare da incudine, martello e timpano. La voce di Scanu (No! Non lo Scanu portato al successo da “Amici”… Fidatevi, tutt’altra pasta!) è potente e precisa; segue una sua linea e le armonizzazioni accennate la contornano di un aura che sale ad un livello superiore. Nel suonato c’è sicuramente qualcosa di nuovo che va oltre l’accurata scelta dei suoni. Stucchi è al basso, Benatti alla chitarra, Mangione alla batteria e percussioni e de Vittorio alle tastiere e Synth. Si tratta di pura amalgama o di miscuglio omogeneo come direbbero i chimici di laboratorio. Ogni strumento è riconoscibile ed ha una vita propria che però non corre parallela a quella degli altri ma vi si intreccia in un tessuto corposo. “Eyes” diventa così una coperta ruvida, che punge la pelle ma che riscalda! Ma più di tutto c’è la sensazione. E’ un pezzo che arriva, che giunge dritto a destinazione già dal primo ascolto e questa, chi ascolta musica lo sa, è pura magia senza alcuna spiegazione scientifica!

Silk è un album autoprodotto in circa tre anni e soprattutto “Pitch correction free”, ovvero senza modifica alcuna, senza sovrastrutture e quindi pulito, come madre Dropshard lo ha concepito, o se preferite potete dire “Genuino”! Quindi: Applausi please!

E’ vero, non ho ancora ascoltato l’intero album, ma solo perché ho ascoltato e riascoltato “Eyes” e perché me lo devo ancora procurare. Ma se “Il buongiorno si vede dal mattino”…

Originale: fedefloyd.blogspot.it

Silk su strummerlive.net (EN)

The second Dropshard album SILK is the follow up to the hugely ambitious but ultimately ground breaking debut album Anywhere But HomeIn between these albums they were one of the highlights of the UK’s Electric Garden festival in 2011 and have collaborated with The Watch bassist Guglielmo Mariotti for a stunning version of the Genesis classic The Musical Box (watch on youtube)

Silk is probably going to be their seminal album. Certain tracks seem to define a prog bands place on the map. The Underfall Yard by Big Big Train or Down And Out In Paris and London by The Tangent spring to mind. On Silk, Dropshard have 2 such epics within an album of stunning quality. Memento and The Endless Road will send a tingle down your spine like all good progressive rocks should do to stand the test of time.

These two tracks are elegant in their progression. Never conforming to 4/4 or conventional structure they swoop and soar while the vocals of Enrico Scanu neatly dovetail with convincing emotion. The playing is also stunning for a band so young. Alex Stucchi’s bass is more prominent than on ABH and although Sebastiano Benatti’s lead guitar is often understated it is used in a way that brings elegance to the work (quite like Robert Fripp in some of the later King Crimson albums).

The standard of musicianship is high without being indulgent but don’t get the impression that this is a heavily complex work, tracks such as Eyes and Tied Together bring the band into more commercial territory. In truth the album is eminently listenable whatever your taste but if you want to discover the best new work in progressive rock, you simply have to check out this album.

Originale: strummerlive.net

Silk su agesofrock.com (IT)

Generalmente tra le nuove band italiane si trovano cuore, passione, talento e tecnica ma troppo spesso, a mio parere, c’è la tendenza a rimanere appiattiti sulle sonorità del progressive rock anni’ 70, in taluni casi sino all’eccesso. Più di una volta ho riscontrato questa tendenza ed è un vero peccato perché ritengo che così facendo non si dia modo di evolvere al movimento; se da una parte è normale ripartire da li, da un’altra giunge improrogabile la necessità di dare nuovi impulsi per uno sviluppo più vicino al nostro tempo.Saluto dunque con gioia e sorpresa Silk, secondo e nuovo album dei Dropshard, i quali coraggiosamente provano a costruire un ponte tra i suoni dell’epoca dorata e quelli attuali, riuscendo ad uscire dai percorsi più scontati per provare un approccio diverso. Come vedremo il tentativo magari non si materializza al 100% ma in buona parte sì, lasciando un senso di netto appagamento all’ascolto; questa può essere una strada giusta per vivificare la scena progressive nazionale.Se da una parte Genesis e Yes possono essere le muse ispiratrici, è altrettanto evidente che il quintetto vive giustamente delle connessioni con band quali Porcupine Tree, No-Man, Riverside, Anathema; l’interplay che ne scaturisce è senza dubbio interessante proprio perché, pur presenti nelle tessiture musicali, i riferimenti “classici” vengono dosati, centellinati, cercando invece di guardare avanti.

Dopo il debutto di tre anni fa (Anywhere But Home) la band lombarda propone il secondo capitolo che credo rappresenti un ulteriore step evolutivo; prende forma così un buon esempio di new prog realizzato in Italia con cura e dedizione, unendo il talento ad una visione più ampia delle possibili strade da intraprendere.

Grande partenza con la dinamica e travolgente Insight, opener davvero indovinata grazie alla grande spinta che possiede dopo una prima sezione più cadenzata; splendido esempio di perfetta fusione tra antichi e nuovi richiami.

Eyes è un passaggio più intimista con un ottimo lavoro della sezione ritmica a supportare tastiere e chitarra; Enrico Scanu canta in inglese con buona presenza ed impatto emotivo.

Questa sensazione intima e per certi versi minimalista si amplifica con l’introduzione della successiva Cell 342; una seconda sezione molto più mossa tra suoni di tastiere vintage e numerosi cambi di ritmo offre una prospettiva piuttosto completa delle potenzialità della band.

Subito dopo arrivano due gioiellini: il primo (Tied Together) vive un incipit strumentale di rara intensità per poi lasciare spazio alla voce del cantante, con una linea melodica raffinata ed elegante memore dei migliori “porcospini”, come nel fulminante inserto di chitarra.

Nel secondo caso (Seat) si tratta di un breve bozzetto strumentale giocato dalle keyboards tra emozioni space-rock e atmosfere sospese, aeree, sensazioni che sgorgano a getto continuo da un ascolto breve ma per certi versi totalizzante.

Perpetual Dream, voce e chitarra acustica e la conseguente Get Out And Run sono due brevissimi passaggi utili a preparare l’arrivo della corposa The Endless Road, oltre dieci minuti serrati nei quali i Dropshard rivelano inizialmente pure un lato fusion molto intrigante. Continua con successo questa interposizione tra afflati classici e la propensione verso derive contemporanee, tra solo di flauto, linee del basso possenti, tastiere debordanti ed un epilogo tiratissimo.

Un altro breve passaggio di matrice elettronico-etnica (Less Is More) prelude all’arrivo di un altra piccola gemma preziosa, Maya. E’ evidente che la band lecchese vada a braccetto con certe atmosfere dalle tinte soffuse, pastello; scenari notturni, inquieti, avvolgenti, capaci di ipnotizzare all’ascolto e lasciare poi basiti con improvvisi crescendo.

Memento, il brano dalla durata maggiore, completa l’opera e conferma che sulla lunga distanza i Dropshard sanno già muoversi con buona perizia. Riverberi di alcune sonorità Anathema divengono a mio avviso piuttosto palpabili ma vengono trattati e rielaborati con gusto e personalità.

Alex Stucchi (basso), Sebastiano Benatti (chitarra), Tommaso Mangione (batteria), Valerio De Vittorio (tastiere) ed Enrico Scanu (voce, flauto) hanno costruito un album intenso e vario, in grado di spaziare tra mood diversi senza per questo divenire frammentario. Un gruppo giovane ed affiatatato, cresciuto sui banchi di scuola, spinto da entusiasmo e freschezza. Da ascoltare sicuramente.

Originale: agesofrock.com

Anywhere But Home

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Anywhere But Home su metalmusicarchives.com (EN)

Anywhere But Home su metalitalia.com (IT)

Anywhere But Home su progressor.net (EN)

Anywhere But Home su progarchives.com (IT)

Anywhere But Home su progarchives.com (IT)

Anywhere But Home su truemetal.it (IT)

Anywhere But Home su emozionidistorte.com (IT)

Anywhere But Home su progarchives.com (EN)

Anywhere But Home su rock-impressions.com (IT)

Anywhere But Home su metalchroniques.fr (FR)

Anywhere But Home su metallized.it (IT)

Anywhere But Home su metal-aschaffenburg.de (DE)

Anywhere But Home su metalmusicarchives.com (EN)

Anywhere But Home su progressive-area.com (FR)

Anywhere But Home su progarchives.com (EN)

Anywhere But Home su progarchives.com (EN)

Anywhere But Home su dprp.net (EN)

Anywhere But Home su musicwaves.fr (FR)

Anywhere But Home su metalmusicarchives.com (EN)

Anywhere But Home su seaoftranquility.org (EN)

Anywhere But Home su movimentiprog.net (IT)

Anywhere But Home su strummerlive.net (EN)

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